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Storia della bicicletta

Il bello dei viaggi in bicicletta è che offrono un’infinità di varianti, si può scegliere di vivere un’avventura totalmente immersi nella natura o di visitare le città e le loro bellezze architettoniche, di attraversare ciclovie perfettamente asfaltate o lanciarsi in impervi sentieri di montagna, di pedalare ad un ritmo lento e rilassato o di mettere il turbo e testare la propria preparazione atletica.

Molti di noi utilizzano la bici giornalmente per recarsi a lavoro come mezzo di trasporto, altri la vedono come un mero attrezzo sportivo, alcuni la considerano una compagna di avventure inseparabile, altri ancora ne hanno una chiusa in garage che non utilizzano da secoli, ma una cosa ci accomuna tutti: almeno una volta nella vita ne abbiamo posseduta una! Pensate a quando eravate bambini, ai primi goffi tentativi quasi sempre terminati con rovinose cadute e ginocchia sbucciate e alla sensazione di gioia infinita che vi ha pervaso quando siete finalmente riusciti a domare la vostra bicicletta, ci siamo passati tutti e tutti, anche se per un breve periodo, abbiamo avuto un sincero legame affettivo con questo oggetto chimerico. Ma vi siete mai posti la fatidica domanda “a chi è venuto in mente di inventarla”!?

Ci vuole un genio fuori dal comune  per partorire un’invenzione tanto bislacca quanto prodigiosa e non esiste altro uomo nella storia dell’umanità tanto straordinario quanto Leonardo da Vinci: si, è stato proprio lui nel lontano 1490 a disegnare la prima bozza di quella che possiamo tranquillamente definire bicicletta, già corredata di pedali manubrio, catena e tutti gli annessi, ma non esistono prove che sia mai stata brevettata e, come per tutte le belle favole, non c’ è neanche la certezza che il disegno sia effettivamente del genio fiorentino, forse dicono alcuni di un suo allievo o addirittura un falso, ma a noi amanti della bici piace pensare che sia tutto vero.

Per avere una prova storica tangibile di un antenato della bici dobbiamo aspettare la fine del ‘700 con la creazione del “celerifero” per mano del francese Mède de Sivrac, in realtà più che un antenato è un reperto fossile: un pezzo di legno messo su due ruote, privo di manubrio e pedali su cui era possibile spostarsi soltanto in avanti e indietro spingendosi con i piedi, ricorda molto un’invenzione dei Flintstones, avete presente?

CELERIFERO

Tralasciando le altre invenzioni storiche che ricordano in realtà soltanto la forma della bicicletta, come la “draisina”, dobbiamo fare un bel salto temporale e attendere il 1861 anno in cui nacque il “velocipede”: il costruttore di carrozze francese Pierre Michaux creò quello che è noto in tutto il mondo con il nome di “cavallo di ferro”. Caratteristica inconfondibile di questo attrezzo era la spropositata ruota anteriore che rendeva il mezzo non proprio di facile utilizzo, non mancano infatti le testimonianze di cronaca dell’epoca in cui vengono raccontate rovinose cadute e ribaltamenti degni di un cartone animato.

DRAISINA
ROVER BICYCLE

Nel 1877 due signori inglesi di nome Sutton e Starley unirono le forze e crearono una casa costruttrice a cui dettero il nome di…udite udite…Rover! Fu nel 1880 che la futura casa automobilistica mise in circolazione la “Rover Safety” un mezzo che racchiudeva in sé tutte le caratteristiche tipiche di una bicicletta moderna. Negli anni a venire ovviamente c’è stato un susseguirsi di migliorie tecniche ed estetiche fino ad arrivare ai modelli attuali e a tutte le numerose tipologie ad oggi in commercio: city bike, mountain bike, BMX, gravel bike e tanti altri modelli, ognuno studiato per un’esigenza specifica, un enorme passo avanti dal caro vecchio celerifero.

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